cogli la prima mela (ho visto la luce)!!!

•10 aprile 2012 • Lascia un commento

alla fine anch’io sono caduto in tentazione, facendomi mordere dalla mela digitale e mi si è aperto un altro piccolo mondo. fatto di immagini soprattutto, momenti diversamente recuperabili, almeno per me.
li lascero’ qui, come il resto, a mia memoria ed alla vostra curiosità

2014855

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“lo sai ti seguo sempre…..

•14 settembre 2011 • 2 commenti

…. e non è necessario camminare”

eppur ci sono, senza esserci

da tempo ormai non integro il mio diario digitale… ma è così che deve andare …. non devo scrivere per forza….  solo quando mi scappa da scrivere

di solito scrivo per parlare a me stesso oltre che a qualcuno che mi regala la pazienza di venirmi a leggere quindi credo che scriva per sentirmi meno solo … ergo ora non mi sento così solo ed i miei pensieri riesco a tradurli più in parole che in scrittura… merito della persona che mi è al fianco a cui sono grato

ma sono qui comunque perchè questo è il mio pezzetto di giardino in cui ogni tanto torno mi tolgo le scarpe e resto a guardare il cielo

el_oso photography mar2011

la vita fa schifo….

•14 dicembre 2010 • 4 commenti

Edward Munch - l'Urlo

…. inutile cercare di evitare di non  saperlo, anzi, sarebbe meglio che qualcuno appena nati ce lo imprimesse bene nella testa.  i neonati assorbono tutto come una spugna, quindi lo sapremmo sin da subito.

comandano in pochi, sopravvivono in tanti, la stragrande maggioranza, quella che non ci ha capito nulla e che si è illusa di poter passare serenamente su questa terra. attori e comparse in quella che è la grande fiction della vita.

mi trovo sconcertato ad ascoltare gli attori declamare la propria parte in quella che ci hanno venduto come la più grande pièce degli ultimi tempi: condannare oppure no il fantastico mister b., l’attore protagonista della fiction, alla  fuoriuscita dallo show.

e mi rendo conto di quante fantastiche storie si raccontino su quei palcoscenici travestiti da palazzi di governo, storie che farebbero la fortuna di editori e sceneggiatori se solo fossero lì qualche minuto ad ascoltare

alla fine però restano solo storie che a noi povere comparse, senza neanche il privilegio di una battuta, spacciano per realtà raccontandole così bene che ne diventiamo anche noi protagonisti, o meglio ci illudiamo di esserlo, perché non riusciamo a guardare dietro le quinte e soprattutto non riusciamo a guardare dietro le parole che in definitiva portano tutte, favorevoli e contrarie, ad una sola conclusione: loro sono la realtà, noi la fiction!

parole, immagini

•3 novembre 2010 • Lascia un commento

mi aggiro fra le parole senza riuscire ad ordinarle

sono comunque qui pur senza esserci

adesso sono gli occhi a scrivere non i tasti del pc

resto convinto che il profitto maggiore derivi dai miei pensieri più che dai frame che catturo spesso sparando a pallettoni e con poca lucidità (filo rosso con le parole)

ma per ora è così e non posso farci nulla…..

blusubianco 3 (definitivo)

•9 giugno 2010 • 1 commento

incipit

Stamattina si è svegliata presto.
Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè
e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino.
Non le è importato.
Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve.
Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi.
Non è riuscita a smettere di guardare.
Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.
Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei.
E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza.
Solo, non vuole muoversi, andare di là.
Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.

l’altra vita

per troppo tempo le cose non sono andate come avrebbe voluto; adesso invece, davanti a quel candore dietro la finestra, aveva la certezza di aver finalmente trovato quello che cercava. 25 anni sono pochi per sopportare il peso di un futuro diventato ,improvvisamente, insopportabilmente, presente!
esattamente un anno prima era cominciato tutto. una visita medica ordinaria si era trasformata nel suo demone. aveva deciso di andare avanti, senza pensare al non-domani che le si prospettava; non si era rinchiusa in se stessa, anzi! e la decisione di condividere la sua malattia con tutti i suoi amici, i compagni di università, i vicini, aveva aiutato anche loro ad accettare il fatto che il male che l’aveva investita faceva parte della vita, della propria, ma anche della loro. anche i suoi genitori, disperati al principio, avevano fatto loro la forza dell’unica figlia: la sola via possibile per sopravvivere al male. dopo la prima diagnosi ne erano seguite altre due, sempre tragicamente segnate dalla comune conclusione chemio/radio terapeutica, ma senza nessuna certezza che servisse a garantirle una aspettativa che andasse oltre quella strada che la obbligava così a camminare da sola, pensando a quello che poteva essere se a quell’incrocio la sua vita fosse andata dalla parte opposta.
non ha avuto un vero amore, un paio di fidanzati in passato con i quali però aveva percepito sin dal primo bacio che non sarebbero durati; il primo bacio era importante per lei, era in quel contatto così ingenuamente atteso che si potevano decidere le sorti di un rapporto. Luca lo aveva conosciuto subito dopo aver saputo del male; le piaceva, ma il suo “demone” aveva deciso per lei che non ci sarebbe stato un primo bacio; glielo aveva comunicato, così da sedarne qualunque imbarazzante tentativo. le era stata comunque vicino ma non così vicino.

in quell’anno appena trascorso ha cominciato a scrivere tutto quello che le passava per la mente con un ordine che mai le era stato consueto, raccogliendo parole su parole senza soluzione di continuità per ricordare forse, o per farsi ricordare… ma non é quello a cui pensa stamattina. ha capito che non può più tornare indietro; all’esterno è riuscita ad infondere speranza, ma dentro sente il suo corpo abbandonarla, giorno dopo giorno.
lì davanti alla finestra si rende conto di aver atteso proprio questo momento, quella neve. si sente protetta da quel manto freddo e silenzioso. nulla avrebbe potuto farle cambiare idea, nemmeno quell’ultimo caffe’.

blusubianco 2 (unpublished)

•2 giugno 2010 • Lascia un commento

incipit

Mi dico che è il momento giusto e devo sbrigarmi. Certo, sarebbe più facile se ci fosse un foglio di carta: prenderei la penna e le parole non rimarrebbero incastrate in una vena del cervello o nella gola; scenderebbero fino alla mano, sporcherebbero il foglio, ci resterebbero attaccate con tutto quello che si portano dietro. E’ il potere della pagina bianca, credo. Ti risucchia e ti libera: è la tua possibilità di buttarti da un’altra parte.
“Allora?” mi chiede il mio editore, accendendosi una sigaretta.

fondersi col foglio

Deja vu. Di nuovo lo stesso fermo immagine, il medesimo da anni, da quando scrivo per lui. Ad ogni vigilia di pubblicazione di un mio libro si presenta la stessa scena: a quell’”allora” interrogativo incorniciato dal fumo non è mai stata la mia voce a rispondere ma carta ed inchiostro che con una certa enfasi mi piaceva fargli cadere sulla scrivania.  In quel preciso momento ERO da un’ altra parte; la mia mano aveva fagocitato attraverso la penna tutto quello che non sarei stato capace di vocalizzare, neanche in due vite. Sorridendo inforcava gli occhiali da vista e cominciava a leggere ma non lo faceva per più di quattro/cinque cartelle; io rispondevo al suo sorriso e lasciavo l’ufficio. Andrea Artemisi ha sempre avuto fiuto per i successi editoriali, aveva sfornato così tanti best sellers che adesso si poteva permettere anche una collana di nicchia, edita con scritti accattivanti di autori emergenti, mai troppo prolissi, di quelli apprezzati dalla critica ma che comunque gli consentiva sfiziose soddisfazioni economiche oltre quelle intime che risalivano come le bollicine dell’acqua minerale quando riceveva con appena mascherato scherno i complimenti dai salotti in del paese.

Aveva avuto lo stesso istinto vincente con me, leggendo solo le prime pagine del mio primo manoscritto presentatogli con poche illusione ed ancor meno speranze. Anche in quell’occasione esordì con un “allora” ma affatto interrogativo: “hai talento ed ho deciso di pubblicarti” chiosò lapidario. Poca voce tra noi; da sempre carta ed inchiostro hanno comandato le nostre espressioni. Questa volta però era diverso; nessun potenziale successo da svolazzargli sotto gli occhiali, nessun foglio che parla per me, e dio sa quanto l’avrei voluto, perlomeno non c’era materialmente nel momento in cui avevo fissato l’appuntamento con Clara, la segretaria tuttofare, occhietti furbi su tacchi improbabili ma funzionali al suo ruolo. Né tantomeno esisteva nella salita in ascensore verso il suo ufficio il giorno dopo aver sbirciato i tacchi da segretaria, eppure un ronzio nella mia testa continuava a stravolgermi le sinapsi a ricordarmi che non dovevo avere altri momenti se non questo.

“Mi scopo tua moglie” ecco come avrei dovuto interrompere il mio silente rituale con Artemisi. il motivo per cui non scrivevo più da sei mesi periodo che al contrario veniva immaginato dal mio datore di lavoro come il tempo necessario per la nascita del nuovo pargolo cartaceo, un altro pre(di)letto pronto ad essere allattato dagli occhi di migliaia di amanti della non voce (ironico. sembra stia parlando no! scrivendo di me).

Non so tenere i segreti io; lo premetto sempre ai miei amici “non raccontatemi nulla che non vogliate si sappia in giro” non è cattiveria, è nella mia natura, tratto tutto come se fosse parte naturale dell’esistenza e quindi schiacchierare robe altrui con chicchessia è solo un modo di fare conversazione, di ampliare il raggio di conoscenza, anche capire chi hai di fronte dalla reazione alla tua confidenza. Il lato oscuro è che mi pesa enormemente avere io stesso dei segreti proprio perché fanciullescamente non li considero tali.

La relazione con Anna era nata spavalda come lo sono due che si guardano la prima volta e sanno intimamente e nello stesso attimo in cui accade che si apparterranno; era parecchio più giovane di Artemisi  – sposato più per affetto e senso di protezione – e con me la forbice si accorciava non di molto. Una settimana dopo, durante un’altra serata di presentazione dell’ennesima promessa letteraria, eravamo finiti nello stanzino accanto al bagno delle donne dell’hotel in cui eravamo ospiti. Da allora in pratica abbiamo vissuto quasi da coppia regolare, certo non in pubblico e non in città, viste le soventi e prolungate parentesi lontane dal focolare domestico del capo – sì è meglio chiamarlo così, più distaccato ed impersonale -. In principio pensavo fosse un capriccio, una necessità di entrambi trovare un porto sicuro ove passare le ore fra un viaggio e l’altro ma entro un mese avevo compreso, senza dispiacermene ed in quel momento senza pensare alle conseguenze, che lei era molto di più di una scopata con la moglie del capo ed era stata proprio Anna a farmelo intendere fra le righe (necessarie anche in questo caso) e fra le lenzuola. Con lei non avevo bisogno di dare sfogo alla mia insonnia costretto a buttare giù appunti fatti ad inchiostro sino all’alba; il computer per me è una dimensione successivo, carta e penna sono i miei strumenti primari e la mia scrittura é facile e gradevole da leggere, così mi aveva detto Artemisi quando l’avevo conosciuto premiandomi con l’esonero dalla stesura digitale che aveva riservato ad un suo collaboratore.

Anna non aveva necessità di tante parole da me anche se con lei parlavo come non avevo fatto con nessun’altro nella mia vita, pur restando ben sotto la media di un individuo normale. Era arrivata discreta e bellissima ed io non l’avrei lasciata andare anche se il prezzo da pagare sarebbe stato perdere il mio miglior estimatore nonché datore di lavoro.

Mi trovai dunque con quel “Allora?” sospeso,  senza né foglio néinchiostro in cui bagnarlo.

Allora parlai. Parlai come fossi scritto su carta, come se Anna, Artemisi ed io vivessimo su un foglio non scritto, ben presente nella mia mente e riposto lì solo a tempo determinato. Solo che mentre ne parlavo non eravamo noi, non era reale; era… blusubianco.

blusubianco 1

•26 maggio 2010 • Lascia un commento

incipit

é il suo segreto, questa forma di terapia.  alle cinque, quando ha finito, non vede l’ora di tornare a casa, di togliersi le scarpe e di mettersi in poltrona.  di solito ha un giornale e una bibita già pronti sul tavolino perché a paola piace coccolarlo.  lui beve, legge, si riposa, poi va a fumare una sigaretta sul balcone e aspetta.  verso le sei e mezzo spunta il gatto sul terrazzo di fronte.  é un persiano bianco, di quelli di razza.  si guarda intorno, poi con un salto raggiunge il cornicione più in basso e fa quella cosa.

questione di equilibrio

lì, su quel cornicione gli piace pensare sia il momento cool della sua giornata, il persiano bianco, si intende.  stiracchia il suo peloso quadrupedico essere con le zampe anteriori puntate avanti al suo muso verso ovest dove, finita la strada comincia il mare e sulla linea di esso si appoggia miracolosamente il sole mentre saluta il giorno, in questa periodo semicaldo di primavera. d’inverno le luci diverse non mutano l’atmosfera di quel momento, neanche la pioggia li interrompe; i due dirimpettai dietro la finestra con-vivono lo stesso rito.
la cena, le chiacchiere con paola, i suoi occhi, le mani, le tenerezze con lei e l’amore o qualunque cosa succeda diventano ancor più preziose dopo quel momento personalmente zen; quell’istante lui, l’umano s’intende, lo considera vita vera lontano da quello che avviene prima, durante il giorno o la maggior parte di esso quando combatte in apnea contro una esistenza subìta.  no, non è come si potrebbe pensare.  si non ha un lavoro particolarmente gratificante, ma ha un lavoro; non ha una compagna con la quale si è saggiamente accordato per evitare la solitudine, tutt’altro.  ha amici (a volte deludenti), interessi, pregi e difetti; l’unica cosa da cui spesso si sente oppresso è proprio il pianeta in cui accade tutto, compreso la vita, sua, di paola e del persiano di fronte.  ci cammina in punta di piedi sulla sua vita, quasi girandogli intorno, l’ha sempre fatto e continuerà a farlo, non la sente sua se non in docili piccoli istanti; ha paura di scivolare da quel filo invisibile in quello che lui vede come un oceano nero pieno zeppo di squali a caccia di cibo.  questo è.  lui si sente cibo.
sono i suoi pensieri aggrovigliati che salgono in quei momenti quasi beati sul balcone al fine del giorno ad aspettare il persiano bianco, pensieri dal quale non riesce a fuggire; forse non vuole, perché in fondo ha deciso di accettarla più o meno così come’è, a modo suo certo; l’unico modo in cui può attraversarla (la vita) senza cadere, aggrappandosi a momenti come questi. aspettando il persiano bianco che dal suo cornicione si avventuri lungo i fili che uniscono i due palazzi attraversando la strada, attento ma sicuro, in un miracolo di grazia e precisione motoria, ed arrivi sul balcone a prendersi le sue carezze.

Del resto la vita è solo una questione di equilibrio.