The end (re-edit)

theend.jpgDa quanto correvo, non sapevo dirlo. Potevano essere minuti, ma anche ore. Le mie gambe continuavano a macinare metri di asfalto bagnato e la fatica le rendeva ad ogni passo più pesanti.
Sentivo i suoi passi dietro di me, all’unisono coi miei, ed io non avevo più la forza di voltarmi indietro per misurare la distanza che ci divideva.
La pioggia mi sbatteva sulla faccia confondendosi con sudore e lacrime; fottutissima pioggia, veniva giù da giorni e la paura cominciava ad insinuarsi piano piano nelle mie viscere. Lenta ed inesorabile la sentivo crescere e cresceva man mano che sentivo avvicinare i suoi passi.
La luce dei lampioni che scorrevano nell’oscurità sulla mia testa disegnavano una luce sinistra davanti a me, come fossi in un noir degli anni ’50.

E forse proprio così sarebbe finita, lui mi avrebbe raggiunto mentre cercavo di arrivare alla statale, laggiù, oltre il ponte, auto che sfrecciano…. Salvo. …NO! Di lì a pochi metri sarei scivolato, stremato, avrei poggiato la schiena al parapetto giusto per vedermelo arrivare addosso. Primo piano serrato dei due per forarne lo sguardo. L’inseguitore in verità non ha occhi, un cappellaccio nero come questa dannata notte lo nasconde anche alla vista dell’ormai terrorizzata vittima: IO!!! Giusto un attimo, poi l’inquadratura si allarga e nella suddetta sinistra luce dei lampioni un cappellaccio nero con la pistola puntata verso un poveraccio sbattuto sulla strada (sempre IO) e …… Bam!
“Signore…, ehi signore.” A fatica riapro gli occhi. Un paio di occhiali, più grandi della faccia di chi li indossa, scruta la mia figura che deve risultare anche un po’ ridicola a giudicare dallo sforzo che il moccioso tenta di fare per non ridere. “E’ scivolato sulla pozzanghera” mi fa mentre mi alzo barcollante “Già…”, “Ma perché correva?” insiste. Intorno, solo buio inframmezzato dai lampioni della strada. “Stavo…., niente, non è niente. Tornatene a casa.” Riprendo il cammino avendo la sensazione di aver notato qualcosa di famigliare in quel bambino. “Ehi!” Mi volto ma non c’è nessuno. Un attimo fa era qui accanto a me e adesso…. nessun’altro, a parte la mia patetica figura.
Riprendo la strada e solo ora mi accorgo che ha smesso di piovere. Tiro fuori dalla tasca del mio impermeabile la bottiglia che miracolosamente non si è rotta, sto per baciarne nuovamente il collo. Istintivamente mi rivolto, in fondo alla strada una mano spunta dietro occhiali tondi da bambino e mi saluta. Saluto anch’io e…. sorrido! Aspetto di sentire il fiume accogliere il suo indesiderato ospite: Ciunf!
Campo lungo: un lungo impermeabile bianco viene inghiottito dall’oscurità alla fine della strada, ma la sensazione è che il proprietario stia ancora sorridendo.

The end.

La prima notte che ho dormito nella mia nuova casa, nella mia nuova vita, sognai di alzarmi dal letto per seguire la voce di un ragazzino che mi si parò davanti per poi defilarsi dalla finestra aperta. Al risveglio la finestra era ben chiusa ed il sogno ben nitido. La mia psicologa preferita mi avvertì che potevo essermi davvero alzato dal letto per seguire quel bambino. Il racconto è figlio di quel sogno.

Pubblicato su La Tigna n. zero3-ottobre 2000
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~ di el0so su 9 febbraio 2008.

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