blusubianco 3 (definitivo)
incipit
Stamattina si è svegliata presto.
Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè
e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino.
Non le è importato.
Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve.
Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi.
Non è riuscita a smettere di guardare.
Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.
Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei.
E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza.
Solo, non vuole muoversi, andare di là.
Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.
per troppo tempo le cose non sono andate come avrebbe voluto; adesso invece, davanti a quel candore dietro la finestra, aveva la certezza di aver finalmente trovato quello che cercava. 25 anni sono pochi per sopportare il peso di un futuro diventato ,improvvisamente, insopportabilmente, presente!
esattamente un anno prima era cominciato tutto. una visita medica ordinaria si era trasformata nel suo demone. aveva deciso di andare avanti, senza pensare al non-domani che le si prospettava; non si era rinchiusa in se stessa, anzi! e la decisione di condividere la sua malattia con tutti i suoi amici, i compagni di università, i vicini, aveva aiutato anche loro ad accettare il fatto che il male che l’aveva investita faceva parte della vita, della propria, ma anche della loro. anche i suoi genitori, disperati al principio, avevano fatto loro la forza dell’unica figlia: la sola via possibile per sopravvivere al male. dopo la prima diagnosi ne erano seguite altre due, sempre tragicamente segnate dalla comune conclusione chemio/radio terapeutica, ma senza nessuna certezza che servisse a garantirle una aspettativa che andasse oltre quella strada che la obbligava così a camminare da sola, pensando a quello che poteva essere se a quell’incrocio la sua vita fosse andata dalla parte opposta.
non ha avuto un vero amore, un paio di fidanzati in passato con i quali però aveva percepito sin dal primo bacio che non sarebbero durati; il primo bacio era importante per lei, era in quel contatto così ingenuamente atteso che si potevano decidere le sorti di un rapporto. Luca lo aveva conosciuto subito dopo aver saputo del male; le piaceva, ma il suo “demone” aveva deciso per lei che non ci sarebbe stato un primo bacio; glielo aveva comunicato, così da sedarne qualunque imbarazzante tentativo. le era stata comunque vicino ma non così vicino.
in quell’anno appena trascorso ha cominciato a scrivere tutto quello che le passava per la mente con un ordine che mai le era stato consueto, raccogliendo parole su parole senza soluzione di continuità per ricordare forse, o per farsi ricordare… ma non é quello a cui pensa stamattina. ha capito che non può più tornare indietro; all’esterno è riuscita ad infondere speranza, ma dentro sente il suo corpo abbandonarla, giorno dopo giorno.
lì davanti alla finestra si rende conto di aver atteso proprio questo momento, quella neve. si sente protetta da quel manto freddo e silenzioso. nulla avrebbe potuto farle cambiare idea, nemmeno quell’ultimo caffe’.


quello che scrivi
è una delle cose che mi trattiene qui
incantevole