E’ diversa Napoli vista dal mare; è diversa la Napoli del mare. Un altro sitio rispetto a quello incontrato dalla parte opposta. Le contraddizioni, i luoghi comuni, le verità, le leggende sulla città del Vesuvio si sprecheranno sempre ed io sono la persona meno indicata a sputare altre sentenze, soprattutto in questo momento in cui la città è sempre più al centro del mondo.
Nelle occasioni passate in cui ci ero capitato, probabilmente sempre per troppo poco tempo, non riuscivo ad evitare il disagio, lo ammetto, di trovarmi in un posto che sentivo non appartenere al mio io. Non riuscivo a farmi ammaliare dal suo fascino popolare, dal suo vivere senze regole, o con regole tutte sue, anzi quasi mi infastidiva. Mi piace però la città scritta da Erri De Luca. I mille colori e le mille paure sono sublimate nelle righe di Montediddio, per esempio, che me l’ha fatta guardare sotto altre latitudini. Così come altre ancora sono quelle scritte da Saviano, ecco, di nuovo il disagio.
Ho passato due
giorni vedendo Napoli dal mare, e la Napoli che non m’aspetto mi ha preso alle spalle. Quella città che fa la fila più ordinata del mondo al pieno di gasolio con le barche l’una in fila all’altra secondo un codice che è solo quello del mare e che nessuno si sogna di infrangere. Quella degli occhi e nelle parole, poche, anzi essenziali, di Marco che mi racconta dei suoi imbarchi e degli occhi affamati dei bambini di Mombasa che cercano fra i rifiuti della nave: “Quegli occhi non si dimenticano” dice, ed io non posso non credergli.
Napoli dà al mare quello che toglie alla terra. Non so se è davvero una mia ispirazione oppure solo una citazione fuoriuscita da qualche file nascosto sopravvisuto al mio alzheimer, ma mi pare riassuma con sintesi il mio povero pensiero. Arrivando all’attracco del molo di Mergellina si ha l’impressione che ogni casa della città abbia una finestra che si affacci sul mare, una sopra l’altra ognuna col suo sguardo verso l’azzurro, quasi una forma di venerazione, un altro dei Santi di Napoli. Santo Mare, quello che mi fa pensare che su Montediddio c’è qualche angelo che sta imparando a volare.
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Tag: erri de luca, Napoli, roberto saviano
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